Wasting time on autonomy

Questa settimana ha particolarmente attratto la nostra attenzione un articolo scritto da Alberta Romano per Kabul Magazine, intitolato Wasting time on autonomy: dalle identità costruite al mapping emozionale.

Kabul Magazine, magazine online di culture e arti contemporanee, ha dato spazio a un’ interessante riflessione della giovanissima storica dell’arte Alberta Romano sui disturbi legati all’utilizzo dei social network e del controllo intrinseco che li regola.

Kenneth Goldsmith, artista e poeta, ha pubblicato nel agosto 2016 Wasting time on the Internet, libro che nasce da un’esperienza: un corso tenuto alla Pennsylvania University in cui Goldsmith si è cimentato con i propri alunni a mettere in pratica un esperimento di gruppo: spendere tempo sul web, esplorandone tutte le sue possibilità relazionali, comunicative e creative.

Ciao Alberta, nel libro “Wasting time on internet” c’è un capitolo molto interessante “I shoot therefore I am”. Foto, tweet, condivisioni sui social network hanno cambiato la nostra auto-percezione secondo te?

 Be’ direi di si. Siamo sempre stati suscettibili al giudizio degli altri, al confronto con la società e con i modelli che la caratterizzano, oggi lo siamo semplicemente un po’ di più, probabilmente a causa del tempo che abbiamo a disposizione per occuparcene. I dispositivi che possediamo, infatti, ci accompagnano ovunque e ci permettono di interpretare il ruolo che abbiamo scelto per noi in ogni momento, luogo e situazione, e, ovviamente, interpretarlo troppo a lungo e senza sosta rischia di condizionare di più ciò che sentiamo e ciò che facciamo nella nostra quotidianità.

Nel tuo interessante articolo citi il nuovo spot della Apple, sottolineando l’evidente doppia funzione attribuita agli sticker, che non servono infatti solo ad ‘agevolare’ la comunicazione, ma anche a etichettare cose o persone, agevolando il mapping emozionale. Come saprai il lavoro dei marketers è sempre più legato ai Big Data e al Mapping Emozionale. Cosa ne pensi? Come vedi il futuro?

Penso che sia solo l’ennesima forma di controllo e di mercificazione delle informazioni a cui l’uomo è sottoposto all’interno della società capitalista, insomma niente di nuovo. Il computer non è affatto il diavolo, è solo l’ennesimo mezzo che dobbiamo imparare a conoscere e a saper controllare, perché sebbene sappiamo scriverci “sopra” questo non fa di noi degli esperti in materia.Poi per quanto riguarda il futuro, non saprei, ho sempre invidiato la creatività di chi riesce a dare forma a realtà futuristiche, da Futurama a Stanley Kubrick, tuttavia io non mi sono mai sentita in grado di farlo, forse è per questo che sto vicino agli artisti, spero che me lo dicano loro come sarà il futuro.

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