REPUTATION

L’economia dei dati personali

Recita un vecchio adagio: «Quando qualcosa è gratis, sei tu il prodotto». Pensateci la prossima volta che loggate su Facebook perché il prezzo c’è ma non si vede. Per darci una svegliata servirebbe un patatrac peggiore di PRISM. Ma per allora sarà pure troppo tardi. Parliamo quindi di dati personali (nostri e vostri) e di come questi siano una moneta digitale ben più interessante del Bitcoin.

Andrea Barchiesi è CEO di Reputation Manager, una delle principali realtà italiane di analisi della reputazione. Con loro, Red Point ha una stretta collaborazione da tempo. Barchiesi è anche autore di La tentazione dell’oblio dedicato al tema dell’identità digitale. Pochi giorni fa, ha scritto un articolo dal titolo chiarissimo, Dove sono i nostri dati?. Domanda da un milione di euro: dove sono i vostri ora? Non perdeteci troppo tempo perché tanto nessuno lo sa: «La verità è che il dato è facilmente duplicabile e una volta criptato – scrive Barchiesi – può viaggiare attraverso le autostrade digitali senza quasi lasciare tracce del suo passaggio». È un po’ come se di noi fossero fatte infinite repliche distribuite in più parti del mondo, senza che noi possiamo averne controllo. Una cifra ragguardevole dei nostri dati – quindi di noi – viene inviata e depositata su server di paesi stranieri che hanno una legislazione diversa rispetto a quella nostra. Un fatto banale, certo, ma con conseguenze molto gravi dato che spesso i controlli sono inferiori alle nostre attese, per permettere alle aziende di costruire il più grande business della storia. Della nostra copia digitale, non sappiamo nulla, ma intanto sta subendo ogni tipo di trattamento e maltrattamento. Certo, esiste il Privacy Shield ad assicurare una maggiore uniformità a livello internazionale nella gestione dei dati, ma non tutti gli operatori ne sono soggetti.

È una rete globale di controllo e condivisione che permette di sviluppare servizi più efficienti (ma bisognerebbe chiedersi “per chi?”) e individualizzati. E se questo è il mondo in cui viviamo oggi, non si può non porre il problema ai massimi livelli. Per Barchiesi restano due strade, quali il miglioramento delle normative a livello internazionale e la maggiore consapevolezza da parte dei clienti (noi). L’esperienza insegna che senza qualcuno che reclami un diritto, il diritto non diventa mai tale. In termini di economia di mercato, servirà rendersi sempre più conto che una persona è sempre una persona anche se ha la forma di una sequenza alfanumerica su un hard disk. Non è poi tanto difficile prevedere che con l’aumento della consapevolezza sul tema, solo gli operatori che tratteranno l’identità digitale dei clienti al pari di quella fisica e con la stessa dignità avranno un posizionamento più solido non solo in termini di reputazione ma anche di futuro aziendale: qualcuno ha presente cosa è successo a Yahoo?

 

Red Point Team

Fonte:http://www.andrea-barchiesi.it/2018/01/10/dove-sono-i-nostri-dati/

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