Divulgare i fatti. La scienza a cartoni.

Nanomedicina, un like per il Nabba Project

Il team Bicocca inventore dei farmaci nanoshuttle partecipa con la sua ricerca a un contest europeo. Aiutali a vincere mettendo un like al loro video
su YouTube! (vai al link più sotto)
“Showcase your project”
 è la sfida lanciata dall’Unione Europea ai progetti di ricerca finanziati dai programmi comunitari,
come Horizon 2020. L’obiettivo è dimostrare l’impatto della scienza sulla vita di tutti noi, raccontando attraverso brevi video le soluzioni innovative
che questi progetti sono in grado di fornire. A vincere sarà il video che otterrà più like su YouTube. 
L’Università di Milano-Bicocca partecipa con Nabba: un progetto portato avanti da un team internazionale di giovani ricercatori, di cui l’Ateneo è
capofila. Il gruppo lavora alla realizzazione di "nanoshuttles" capaci di portare le molecole di farmaco direttamente al tessuto, all’organo o alla
cellula da curare, superando gli ostacoli posti dall’organismo. 
Fino alle ore 12 del 16 aprile è possibile votare il video. Come? Basta avere un account gmail e aggiungere un like al video su
YouTube: https://youtu.be/G743105Qj2M.

È un diritto poter accedere a queste con un linguaggio semplice informazioni scientifiche
ma la banalizzazione ha avuto l’effetto opposto di preferire scenograficità alla precisione.
La – purtroppo – scarsa educazione di parte del pubblico ha fatto il resto: ‘fake news’ ad
alte condivisioni, insulti a ricercatori e professori sui social network, azioni di sabotaggio
verso opere pubblicate…
Nella situazione attuale, l’insufficiente capacità di distinguere vero e falso favorisce il
diffondersi di inutili allarmi che vivono su un consolidate sentimento generale. Il fatto grave
è che il consenso popolare per questa o quest’altra teoria può far arenare interi progetti di
ricerca o determinare scelte politiche e sociali.
La competizione “Showcase your project!” promossa dall’Unione Europea è divenuta un
modo per provare nuove strade che avvicinino il pubblico alle scienze. I gruppi di ricerca
sono stati chiamati a parlare del loro lavoro, ponendosi il problema di giustificare alla
platea l’utilizzo di fondi, o di chiarire l’utilità dei loro sforzi, o ancora di suscitare l’interesse
delle future nuove leve di ricercatori – gli studenti delle scuole.
Per la sua partecipazione al contest, l’Università Biccoca ha puntato su un corto animato
su NABBA, un proprio progetto nel settore delle nanomacchine. Il lavoro si è subito
scontrato con la scarsa esperienza dei ricercatori nella divulgazione. È, infatti, una grave
lacuna la poca dimestichezza degli scienziati nell’esporre i loro risultati con un linguaggio
semplice, cosa che comporta un forte distacco del pubblico o un totale rifiuto. Gli scienziati
sottovalutano quanto possa essere importante ragionare in termini pubblicitari, ovvero nel
mirare alla legittimazione sociale del loro lavoro, e preferiscono optare per il solo
riconoscimento dei loro pari. Purtroppo la verità non è auto-sufficiente: la maggioranza
detta l’agenda pubblica per cui le persone vanno informate in maniera chiara, trasparente

ed emozionale. Non è facile, eppure i rischi di una divaricazione fra scienza e platea sono
sotto gli occhi di tutti.
NABBA ricorda molto da vicino lo storico programma francese “Siamo fatti così” (orig. “Il
était une fois… la Vie”), il primo incontro con la biologia e la medicina per centinaia di futuri
studenti delle facoltà di medicina. È proprio su questa “vicinanza alla vita quotidiana” –
come spiega il prof. Cerrioni – che il cortometraggio lavora: abbandonato così il
linguaggio specialistico, la progettazione del video finale è stata un
grande tentativo di sintesi e chiarificazione delle linee generali di
NABBA (anche per gli stessi ricercatori). Una volta individuato il
concept, è stata la volta di tradurlo in disegni di facile fruizione per il
pubblico.

Si può solo sperare che questo esempio di comunicazione sia preso a modello per tutta
una serie di contenuti italiani, sperando che questi prodotti aiutino a far diventare i nostri
ragazzi dei futuri ricercatori. E gli adulti un po’ più adulti.