Non fidarsi è bene, fidarsi è meglio.

Nel 1779, un giovane inglese di nome Ned Ludd distrusse un telaio meccanico in segno di
protesta contro l’avvento dei macchinari industriali, agli albori di una rivoluzione che
avrebbe trasformato radicalmente i secoli a venire.
La sfiducia nei confronti della tecnologia si ripercuote ciclicamente nelle ere economiche.
E anche quando sembra, come in questi tempi, che le macchine stiano diventando amiche
– forse le sole amiche – dell’uomo, piccoli movimenti contrastanti segnalano che Ned
Ludd, forse mai esistito, esiste ancora.
Lo scorso 15 maggio, il MiCo di Milano è stato la sede dell’edizione 2018 di SAS Forum,
uno dei principali appuntamenti sul territorio italiano per il settore dell’innovazione digitale.
Il convegno ha evidenziato un certo ritardo da parte del mondo dell’impresa rispetto
all’adozione di sistemi di Advanced Analytics. Con questa espressione, si indicano tutti
quei sistemi (automatici o semi-automatici) che permettono di elaborare un’elevata mole di
dati con la finalità di scoprire nuovi insight, di generare previsioni o fornire
raccomandazioni: strumenti che permettono di facilitare il processo di scelta e verifica di
strategie aziendali e produttive. Ma secondo un’indagine SAS, queste nuove tecniche di
analisi coinvolgono solo il 20% delle realtà aziendali europee e il 49% dei partecipanti al
sondaggio ha espresso sfiducia non solo negli strumenti, ma anche nei risultati ottenuti.
Eppure, non sembrano esserci buoni motivi per essere scettici.
Nel febbraio 2017, un report di Forbes Insights ha illustrato come due terzi delle aziende
che hanno adottato questi sistemi abbiano ottenuto un incremento medio dei ricavi del
15% e quanto sia importante formare per tempo nuove figure professionali che sappiano
implementare l’uso di queste nuove tecnologie, senza che questo comporti una
dipendenza da dati e la conseguente morte della creatività.
È però chiaro che al di là del recente fenomeno Cambridge Analytics, il mondo
dell’impresa non può fare a meno di strumenti che possano facilitare la riduzione della
complessità di informazioni nella quale le aziende operano e fanno affari.
Insomma, non facciamo la fine del buon vecchio Ned Ludd, perché se il mondo non si
adatta al progresso, prima o poi sarà il progresso a doversi adattare al mondo.

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